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Al lavoro con le ACLI», idee in vista delle elezioni politiche

di Franco Narducci

La violenza ha fatto irruzione nella campagna elettorale dell’Italia che il 4 marzo andrà al voto per eleggere il nuovo parlamento. A Macerata Luca Traini, un giovane estremista di destra sostenitore della Lega, ha aperto il fuoco contro un gruppo d’immigrati ferendo sei persone. Alle autorità inquirenti ha confessato di aver voluto vendicare Pamela Mastropietro, la giovane romana trovata uccisa e fatta a pezzi, un delitto orrendo di cui è accusato il nigeriano Innocent Oseghale. Un 58enne di Cosenza, individuato dalla polizia postale, ha postato un messaggio violentissimo sul suo profilo Fb con tanto di fotomontaggio macabro: “La presidente della Camera Laura Boldrini sgozzata da un nigeriano”. Profilo per altro pieno di immagini violente, minacce e personaggi armati. E ovunque rispuntano croci uncinate, bandiere celtiche e persino Mein Kampf di Adolf Hitler. Berlusconi e Salvini hanno subito dato fuoco alla miccia come se il clima di odio profondo che pervade la campagna elettorale non fosse di per sé preoccupante. Il leader di Forza Italia ai microfoni di TG5 ha parlato di “bomba sociale pronta a esplodere” e ha rilanciato i vecchi argomenti elettorali del 2001, tipo “poliziotto di quartiere”, sottacendo deliberatamente che assieme alla Lega (non più Nord) ha governato l’Italia, salvo la breve parentisi di Prodi (2006 - 2008), dal 2001 fino al 16 novembre 2011 e avviato la politica finanziaria dei tagli lineari in ogni direzione.

In questi frangenti di grave crisi politica le associazioni della società civile - che con la loro azione sociale quotidiana sono vicine alle persone, al loro futuro e ai problemi ai quali la politica non ha dato risposte e soluzioni - rappresentano una risorsa straordinaria, una fonte di analisi e di proposta che le forze politiche farebbero bene a prendere in considerazione.

Le Acli, fin dalla loro fondazione, hanno sempre lavorato lungo questo solco dell’impegno per il Paese. In vista delle prossime elezioni politiche e di un voto decisivo per il destino dell’Italia, le Acli hanno presentato il 25 gennaio scorso il documento «Al lavoro con le Acli. Le nostre idee e proposte in previsione delle elezioni politiche del 2018» (www.acli.it), con 43 proposte concrete indirizzate alle forze politiche e ai partiti che concorrono a eleggere il Parlamento. «La famiglia, l’impresa, l’associazione, il comune, l’Europa, la persona», sono gli assi portanti del documento che il presidente nazionale Roberto Rossini ritiene fondamentali per «mettere in sicurezza l’Italia e sperimentare nuove forme di politica, di economia, di relazione pubblica, ripartendo dal patto fiscale, dal welfare, dall’ampliamento della formazione e dall’istruzione».

Il documento delle Acli non ha di certo la pretesa di essere un programma elettorale. Lontane dai proclami e dalle promesse ad effetto, le proposte delle Acli mettono al centro la capacità di leggere la realtà chiedendosi concretamente cosa serve al nostro Paese per guardare al futuro. Un richiamo importante perché in questo momento in Italia “il tipo di selvaggia fantasticheria e di promesse senza fondamento è così amato da dare l’impressione che i politici si stiano affrontando per vincere il campionato nazionale della specialità” come ha scritto Oliver Meiler sulla Süddeuttsche Zeitung.

L’Italia ce la può fare e i miglioramenti registrati nel 2017 testimoniano che i segnali di risveglio sono significativi e incoraggianti per la ripresa economica, urgente per affrontare i processi negativi che ostacolano lo sviluppo del Paese.

La famiglia è il primo ambito tra le proposte delle Acli, famiglia che deve essere protetta. I dati Eurostat certificano che dal 2005 il reddito degli italiani ha perso costantemente il potere d’acquisto, un dato su cui hanno influito pesantemente i problemi strutturali del Paese. Ma non è con proposte economicamente discutibili o destabilizzanti che si potranno aiutare le famiglie.

Il REI (Reddito d’inclusione sociale), chiesto a lungo dalle Acli, è stato introdotto dal decreto legislativo n. 147 del 15 dicembre 2017 e dallo scorso mese di gennaio viene erogato ma deve essere migliorato. “Il numero di occupati ha raggiunto il livello più alto da 40 anni – ha detto il premier Paolo Gentiloni, a proposito dello sforamento di quota 23,18 milioni, il dato più alto dall’inizio delle serie storiche – si può e si deve fare ancora meglio. Servono più che mai impegno e serietà, non certo una girandola di illusioni”.

Ma se il lavoro aumenta non diminuiscono povertà e precarietà, un trend che riguarda molte nazioni industrializzate e non solo l’Italia, dove però il tasso di disoccupazione resta alto. Soprattutto tra i giovani.

La “gig economy”, la cosiddetta economia dei lavoretti - la soluzione flessibile e immediata per quanti considerano il tanto agognato tempo indeterminato ormai un miraggio - non può essere la risposta a chi non vuole arrendersi ad un destino instabile e finire con l’emigrare all’estero. Fare di più è assolutamente indispensabile, occorrono misure fondamentali a partire da una concezione di tipo svizzero-tedesco della formazione duale, scuola e lavoro, con una forte assunzione di responsabilità delle Istituzioni e del sistema imprese.

Sono tantissimi i giovani italiani che vivono in quella Europa che, non dimentichiamolo, nel dopoguerra ha accolto milioni di lavoratori italiani. Eppure, al contrario di quanto accade in altre nazioni dell’Ue, in Italia i giovani sono i più critici verso l’Europa, come tra l’altro risulta da uno studio condotto a ottobre 2017 dal Benenson Strategy Group. Giovani che fanno parte di una generazione cresciuta in una delle più lunghe fasi di stagnazione economica vissute dall’Italia e che in molti casi voteranno ora per la prima volta.

Un motivo in più, dunque, per attuare nei Paesi dell’Ue gli obiettivi fissati dal Pilastro europeo dei diritti sociali. Come chiedono le Acli, in vista del 4 marzo tutte le forze politiche dovrebbero dire con chiarezza quale Italia vogliono, con che progetti concreti, con che sogni e con che tem

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